Ciao

Ciao – Wikipedia

“Ciao” è entrato nella lingua italiana solo nel corso del Novecento. Deriva infatti dal termine veneto (più specificamente veneziano) s’ciao (), proveniente dal tardolatino sclavus, traducibile come “[sono suo] schiavo”.


Gergo

Gergo

Gergo (per certi versi analogo a slang, in inglese, e ad argot, in francese) è un termine usato per definire delle varietà di lingua che vengono utilizzate da specifici gruppi di persone e che si sono sensibilmente allontanate dalla lingua o dal dialetto parlato di norma in zona.

Qualcheduno

Qualcheduno,

un tempo, in un luogo molto lontano da casa tua.

Un uomo distinto, ottimo oratore ed in misura minima intelligente.
La sua occupazione principale è ben difficile da delineare, si potrebbe dire che è in grado di fare tutto e niente, ed effettivamente così è. Si dice che il suo unico svago giornaliero sia proprio il primo appuntamento mattiniero per una rilassante partita a squash.

Possiamo ben immaginare che, per quanto mattiniera, una rilassante partita occupi almeno un paio di rilassanti ore. Un TOT di tempo per rendersi nuovamente ben presentabili e di seguito si giunge in ufficio, il suo, dove i suoi dipendenti sono all’opera, già sommersi dalle prime ore di lavoro.

Si sa, la tecnologia può annoverare dei rivali tra noi uomini, impedendoci di svolgere semplici funzioni altrimenti avviabili con un CLICK; in questo scenario si svolge anche il necessario sfoglio di notizie e contatti ricevuti nelle ore precedenti al momento raggiunto nel nostro racconto. E dunque:

“Non ho ricevuto la tua mail su questo schermo”, “dove si trovano gli allegati?”, “come accedo alla rubrica delle mail?”, ed ancora:

-“Giovanni dobbiamo ridurre la fattura emessa ieri di un ulteriore 15% aggiungendo un servizio di stampa volantini” —
Giovanni—“Volevi dire rialzare?” —
risposta—“No, durante un incontro di squash in mattinata abbiamo ideato una nuova strategia pubblicitaria” —
Giovanni—“Quindi come rientriamo dei costi per il servizio stampa se abbiamo applicato un ulteriore sconto?” —
risposta—“Troviamo un nuovo fornitore per la stampa e ritardiamo il saldo finché la campagna non genera gli introiti necessari”.
In questa nuova strategia il nostro astuto imprenditore non ha da preoccuparsi di altro, come, ad esempio, le ore di lavoro per la produzione del file grafico da inviare in stampa, i costi di reparto grafico, segreteria e commerciale, con la chiara e netta sensazione che il servizio verrà erogato al cliente (che riceverà il frutto di un lavoro forse poco curato), ma che non sarà retribuito al fornitore di stampa e ai dipendenti diretti, neanche nella misura minima accettabile.

Conclusione

Questa riflessione nasce dal dubbio riguardo la continua e oppressiva piaga moderna della crisi.. Può questo aneddoto suggerire una piccola risposta? Sicuramente una risposta c’è, lascio ai lettori la propria.

Ti è sicuramente capitato di assistere ad una scena simile, o magari questa mia potrà aiutarti a notare le prossime, ma, ciò che maggiormente spero, è di raggiungere tutti i nostri protagonisti, questa volta quelli vicini a casa tua, adesso.

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Il potere dei fiori

La mente si abitua ad agire ripetendo lo stesso schema, uno schema riconducibile a scelte istintive e istantanee che, valide o errate, saranno dettate dalla innata tendenza alla conservazione di se stessi.

Questa riflessione non esalta però l’effettivo potere di questo istinto di sopravvivenza su scelte a lungo termine e quindi in tutto ciò che diventa quotidianità e routine.

Capita spesso che si mantenga una determinata abitudine, come bere il caffè al  mattino, senza far caso ai possibili fattori stagionali o straordinari legati all’ambiente che ci circonda, in maniera temporanea o permanente. Un esempio sono le note infezioni causate dal consumo di carne (infetta, causate dal consumo eccessivo, ecc.).

Aggiungiamo, o meglio approfondiamo, il fattore ambiente chiarendo il ruolo dell’istinto in queste piccole scelte. Dobbiamo però tener conto di un’altra risorsa legata all’istinto, la logica, imprescindibile durante la scelta.

Per parlare di logica bisogna prefissare alcuni obiettivi. Uno dei modi più efficaci ad esercitasi nel combinare obiettivi e logica di azione è il gioco degli scacchi.

Pensiamo al ciclo di vita di un fiore con occhi da ormai adulti, senza tralasciare un pò di poesia infantile.

Tutto inizia dal seme, del fiore che più vi piace, pensate a quanti fiori sono contenuti potenzialmente in un seme, nel giusto ambiente saranno infiniti. Il seme germoglia, le radici tastano ed assaporano il terreno che adesso è casa, ciò permette di conoscere le risorse disponibili dalle quali attingere la forza per crescere e riuscire a vivere. Sembrerebbe già concluso, ma ci sono molti aspetti velati in natura che vanno analizzati. Facendo ancora qualche passo in avanti, notiamo che la nostra pianta già ben cresciuta mostra delle preferenze riguardo le stagioni ed il clima.

Diventa più evidente la forza di questo istinto, nondimeno “magicamente tramandato” da generazioni in generazioni (la memoria genetica).

Così, trovando il giusto equilibrio con l’ambiente che lo circonda, il nostro albero proteggerà la sua linfa dal freddo e dagli animali con spessa corteccia, catturerà l’energia dal sole e dall’aria, conservando la forza salda nel terreno. Raggiunto finalmente questo equilibrio ecco il fiore, pronto ad essere fiero della propria capacità di vivere, talmente fiero da imprimere queste esperienze di vita nel proprio DNA, “trasmettendolo magicamente”.

Questo è il “potere” nascosto dietro ad un fiore, pensi che sia nascosto solo dietro ad un fiore? Come chiamarlo se non potere? Un seme, piccolo o grande, capisce ciò che lo circonda e lo sfrutta al meglio, dunque anche noi possiamo. Però noi non agiamo per solo istinto di sopravvivenza, possiamo scegliere le nostre azioni perseguendo diversi obiettivi, tra i quali quello di risultare nocivi per l’ambiente e per gli altri, ma questo non è sopravvivere, potremmo essere costretti ad adattarci nuovamente in ambienti sempre meno ospitali.

Il potere del fiore è quello di non lasciar mai valere altra logica se non quella dettata dalla rispettiva sopravvivenza nostra e del nostro ambiente.

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Caffè in moka

  1. Riempire di acqua il fondo fino a coprire la valvola
  2. Appoggiato su di un coperchio, riempite il filtro di caffè formando un cono non pressato che superi il bordo del filtro
  3. Avvitare la parte superiore dopo aver accuratamente rimosso i residui di caffè dalla filettatura, avvitando completamente la parte superiore la pressione generata dal bollore permetterà a tutta l’acqua di defluire dal filtro alla parte superiore senza fuoriuscite ed evitando la dispersione di calore utile al meccanismo della moka
  4. Accendere il fornello al minimo della potenza ed alzare il coperchio
  5. Quando il caffè riempe quasi interamente il contenitore superiore spegnere il fornello e lasciare che l’acqua rimasta attraversi il filtro e riempi il contenitore fino all’orlo.